Fazio Pantocrator e la rivolta degli animalisti

Dal punto di vista del linguaggio simbolico e iconografico, la scenografia del nuovo studio di “Che tempo che fa”, con quell’affascinante scrivania-acquario su cui Fazio può troneggiare con i suoi interlocutori, ricorda per molti aspetti la scena della creazione del mondo da parte di una divinità. Un esempio in cui i pesci sono messi particolarmente in evidenza è un quadro di Tintoretto, intitolato “La creazione degli animali” (ca. 1550)

tintoretto-animali.jpg

Se è vero che il linguaggio dei simboli parla con molta forza al nostro inconscio, il messaggio dello studio di Fazio arrivato ai telespettatori (a molti) è più o meno questo:
“come dio è infinitamente superiore alle sue creature, così l’uomo moderno (quello ben vestito, ricco, sempre sotto i riflettori delle telecamere) ha potere di vita e di morte sul mondo degli animali, essendo infinitamente superiore ad essi”
Non c’è da meravigliarsi allora che quell’acquario-scrivania abbia sollevato un’ondata di indignazione da parte degli animalisti: al di là di certe esagerazioni, non c’è dubbio, che appunto questo atteggiamento di superiorità cieca e tirannica dell’uomo nei confronti dell’ambiente e degli animali è alla base di alcune piaghe già così aperte da fare sorgere il dubbio che non possano più richiudersi: l’inquinamento, il riscaldamento globale, l’estinzioni di alcune specie, il popolamento dei mari …

Del resto questo cieco e superbo atteggiamento non  né di oggi né di ieri. Ecco cosa si legge, infatti, nella seconda parte della splendida “Epitaph to a dog” di Byron (1808), dopo l’elogio appassionato dell’umiltà, del coraggio e della fedeltà del proprio cane:

«O uomo! Flebile inquilino della terra per un’ora,

abietto in servitù, corrotto dal potere,

ti fugge con disgusto chi ti conosce bene,

o vile massa di polvere animata!

L’amore in te è lussuria, l’amicizia truffa,

la parola inganno, il sorriso menzogna!

Vile per natura,
nobile sol di nome,

ogni animale ti mette alla vergogna.

O tu, che per caso guardi quest’umile sepolcro,

passa e va’: non è in onore

di creatura degna del tuo pianto.

Esso fu innalzato per segnare

il luogo ove tutto quel che di un amico resta

riposa in pace;

un sol ne conobbi: e qui si giace»

Byron2

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